CARRA’ E MARTINI. MITO, VISIONE E INVENZIONE. L’OPERA GRAFICA

Il Museo del Paesaggio di Verbania apre la stagione espositiva con la mostra Carrà e Martini. Mito, visione e invenzione. L’opera grafica

Museo del Paesaggio, Verbania – Dal 13 giugno al 3 ottobre 2021

 

20 Arturo Martini Ulisse e il cane 1936-37, argilla refrattaria, esemplare unico, cm 26x22x12
16 Arturo Martini La famiglia degli acrobati 1936-37, gesso originale, cm 38x21x34
13 Arturo Martini La siesta 1946,olio su cartone, cm 58x48,3
07 Arturo Martini Nausicaa al bagno 1944-45, stampa su linoleum o su gesso, cm 39,5x34
06 Arturo Martini L’attesa 1935, pirografia sul linoleum o celluloide, cm 17,5x15,3 su carta di cm 35x25
03 Arturo Martini Viaggio d’Europa - Appare l’angelo Fenice 1942matita litografica su carta, cm 28x37
01 Arturo Martini Viaggio d’Europa - La profezia di Clori 1942, matita litografica su carta, cm 28x37
90 Carlo Carrà La figlia dell’Ovest o La fanciulla dell’Ovest 1919-1949, litografia su zinco, cm 35,9x25,8
84 Carlo Carrà La Galleria di Milano 1912-1949, litografia su zinco, cm 36,4x19,2
47 Carlo Carrà Gli amanti 1927, acquaforte-acquatinta su rame, cm 24,7x33,9
26 Carlo Carrà La casa dell’amore II o Interno o La massaia 1924, acquaforte su rame, cm 30,4x21,8
25 Carlo Carrà La casa dell’amore o Attesa 1924, acquaforte su rame, cm 24,8x16,6
89 Carlo Carrà, L’amante dell’ingegnere, 1921-1949, litografia su zinco, cm 35,8x26
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20 Arturo Martini Ulisse e il cane 1936-37, argilla refrattaria, esemplare unico, cm 26x22x12
16 Arturo Martini La famiglia degli acrobati 1936-37, gesso originale, cm 38x21x34
13 Arturo Martini La siesta 1946,olio su cartone, cm 58x48,3
07 Arturo Martini Nausicaa al bagno 1944-45, stampa su linoleum o su gesso, cm 39,5x34
06 Arturo Martini L’attesa 1935, pirografia sul linoleum o celluloide, cm 17,5x15,3 su carta di cm 35x25
03 Arturo Martini Viaggio d’Europa - Appare l’angelo Fenice 1942matita litografica su carta, cm 28x37
01 Arturo Martini Viaggio d’Europa - La profezia di Clori 1942, matita litografica su carta, cm 28x37
90 Carlo Carrà La figlia dell’Ovest o La fanciulla dell’Ovest 1919-1949, litografia su zinco, cm 35,9x25,8
84 Carlo Carrà La Galleria di Milano 1912-1949, litografia su zinco, cm 36,4x19,2
47 Carlo Carrà Gli amanti 1927, acquaforte-acquatinta su rame, cm 24,7x33,9
26 Carlo Carrà La casa dell’amore II o Interno o La massaia 1924, acquaforte su rame, cm 30,4x21,8
25 Carlo Carrà La casa dell’amore o Attesa 1924, acquaforte su rame, cm 24,8x16,6
89 Carlo Carrà, L’amante dell’ingegnere, 1921-1949, litografia su zinco, cm 35,8x26
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Aperta dal 13 giugno al 3 ottobre 

Con opere provenienti dalla collezione del Museo e da una collezione privata milanese, a cura di Elena Pontiggia e di Federica Rabai, direttore artistico e conservatore del Museo.

IN MOSTRA 90 OPERE

Per lo più di grafica, dei due grandi artisti del Novecento italiano che si sono distinti e affermati proprio grazie all’invenzione di un nuovo linguaggio in pittura e scultura. Completa il percorso dedicato al mito e alla visione una serie di sculture di Arturo Martini, presentate accanto ai bozzetti, ai disegni e alle incisioni.

Di Carlo Carrà sono esposte circa cinquanta tra acqueforti e litografie a colori, che comprendono tutti i più importanti esiti dell’artista.

Si va dagli incantevoli paesaggi dei primi anni venti, tracciati con un disegno essenziale e stupefatto (Case a Belgirate,1922), alla suggestiva Casa dell’amore (1922), fino alle visionarie immagini realizzate nel 1944 per un’edizione di Rimbaud, in cui Carrà, sullo sfondo della guerra mondiale, rappresenta angeli, demoni, creature mitologiche e figure realistiche, segni di morte ma anche di speranza (Angelo, 1944).  Fin dagli inizi Carrà avvia grazie all’incisione un sistematico ripensamento della sua pittura, che lo porta a reinterpretare con acqueforti e litografie i suoi principali capolavori, dalla Simultaneità futurista alle Figlie di Loth, dal metafisico Ovale delle apparizioni al Poeta folle.

L’incisione diventa così per l’artista un momento di verifica, ma anche uno struggente album dei ricordi.

Le circa quaranta opere in mostra di Arturo Martini sono comprese tra il 1921 e il 1945 coprendo tutta la carriera dell’artista, a iniziare dal lavoro a matita su carta Il circo del 1921 circa, importate disegno del momento di “Valori plastici” quando Martini è molto prossimo a Carrà e in genere a una personale rivisitazione della congiuntura metafisica. Importante poi il ciclo di incisioni eseguite a Blevio nell’estate del 1935 su soggetti già trattati anche in scultura – come L’Attesa e Ratto delle Sabine – o già presenti in altre incisioni precedenti – come L’uraganoIn queste incisioni la trama delle linee è fittissima fino a oscurare la superficie, quasi a emulazione della maniera nera. Nel 1942 realizza 11 disegni preparatori – tutti in mostra – del Viaggio d’Europa per l’illustrazione dell’omonimo racconto di Massimo Bontempelli. Del 1944-45 sono il gruppo di incisioni per l’illustrazione della traduzione italiana dell’Odissea a cura di Leone Traverso, poi non pubblicata. Eseguite a Venezia, rivelano un lato straordinario della versatile fantasia martiniana, anche qui orientata a sperimentare materiali “poveri” e linguaggi poveri, al limite tra immagine e pura suggestione timbrica. Pubblicate postume soltanto nel 1960 sono tra le prove più convincenti della grafica martiniana.

Accanto a queste prove dell’artista sono esposte dieci sculture come La famiglia degli acrobati, Can can, Adamo ed Eva, Ulisse e il cane, Testa di ragazza, Busto di ragazza e tre tele: Sansone e DalilaLa siesta e Paesaggio verde per rafforzare il tema della differenza tra disegno e realizzazione finale delle opere, pezzi unici di grande valore storico e artistico.

Una bella mostra per visitare il Museo del Paesaggio di Verbania sito nello storico Palazzo Viani Dugnani, sottoposto a una importante ristrutturazione che ha reso disponibili nuove sale espositive, nuovi servizi per il pubblico e un ascensore che collega le due ali del palazzo consentendo al pubblico di effettuare la visita delle collezioni attraverso un percorso circolare e molto più agevole. 

CARLO CARRA’ – BIOGRAFIA

Carlo Carrà nasce a Quargnento (Alessandria) nel 1881. Dopo gli studi all’Accademia di Brera, dove è allievo di Cesare Tallone, è tra i firmatari, nel 1910, del Manifesto Futurista, con Boccioni, Balla, Severini, Russolo. Nel 1911 e nel 1912 si reca a Parigi, dove ha contatti con i maggiori protagonisti delle avanguardie, stringendo amicizia in particolare con Apollinaire e conoscendo Picasso, Braque, Matisse, Derain.
A partire dal 1915-16 sviluppa una ricerca primitivista che ripensa al Doganiere Rousseau, ma anche a Giotto e a Paolo Uccello.
Richiamato al fronte nel 1916, e ricoverato nel 1917 nell’Ospedale militare di Ferrara, conosce Giorgio De Chirico, con il quale dà vita alla pittura metafisica, cioè a un’arte che vuole indagare il significato ultimo della realtà, andando oltre (in greco “meta”) la mera apparenza.
Vicino nel dopoguerra alla rivista romana “Valori Plastici” e poi, dalla metà degli anni venti, al Novecento Italiano, sviluppa una pittura che lui stesso definisce “realismo mitico”. I suoi paesaggi, infatti, non sono più una riproduzione veristica della natura, ma vogliono raggiungere la forma assoluta delle cose: vogliono essere, come scrive lui stesso “un poema pieno di spazio e di sogno”.
Anche negli anni trenta, in cui è tra i protagonisti della rinascita della pittura murale, e nel secondo dopoguerra l’artista prosegue la sua ricerca.
Carlo Carrà muore a Milano nel 1966.

ARTURO MARTINI – BIOGRAFIA

Nato da una famiglia poverissima e litigiosa a Treviso nel 1889, Arturo Martini inizia a lavorare a dodici anni e solo a diciotto, grazie a una borsa di studio, può studiare scultura a Venezia. Con i primi faticati guadagni soggiorna a Monaco (1909) e a Parigi (1912), ma nello stesso 1912 rientra in Italia per la morte del padre. Protagonista con Gino Rossi della stagione rivoluzionaria di Ca’ Pesaro, nel 1912 si avvicina al futurismo e, dopo la guerra, al “Novecento”. Nel 1920 si sposa, ma non ha i soldi per mantenere la moglie Brigida, di Vado Ligure, e deve separarsene per cercare lavoro a Milano. Tornato a Vado dipende, tra mille umiliazioni, dall’aiuto del suocero. Per sopravvivere fa anche il “negro” di uno scultore americano. Intanto aderisce alla rivista “Valori Plastici” ed è tra i maggiori interpreti degli ideali classicheggianti dell’epoca. Nel 1931 il miracolo: alla Quadriennale di Roma vince il primo Premio di centomila lire, leggendario in un’Italia che sognava di avere “mille lire al mese”. Sempre in questo periodo in un grande forno-studio porta la terracotta a proporzioni monumentali e a esiti di straordinaria poeticità. Si lega quindi alla giovane Egle Rosmini, nata a Selasca (Verbania), pur non interrompendo il rapporto con Brigida e i figli. Questo periodo felice, che chiama “la stagione del canto”, finisce però alla fine del decennio. I suoi ultimi anni, in cui “scopre” il marmo, sono spesso segnati dalla malattia e, nel 1945, da un umiliante processo di epurazione, oltre che da una angosciosa crisi d’identità che lo porta a considerare la scultura una “lingua morta”. Muore nel 1947, a nemmeno cinquantotto anni.


IL MUSEO DEL PAESAGGIO A PALAZZO VIANI DUGNANI

Nel marzo 2017 ha riaperto il primo piano di Palazzo Viani Dugnani di Verbania (Via Ruga 44), storica sede del Museo del Paesaggio, chiuso per lavori di manutenzione e adeguamento impiantistico dal 2013. Nel Giugno 2016 è stato riaperto il piano terra con l’esposizione di successo di 150 opere dello scultore Paolo Troubetzkoy, nel centocinquantesimo anniversario della sua nascita. La collezione di gessi di Troubetzkoy, 340 in tutto, costituisce la punta di diamante del museo verbanese; la sua importanza è riconosciuta in tutto il Mondo in quanto unica possibilità di studiare e indagare con precisione lo stile e l’opera dell’artista, tanto che l’esposizione è diventata permanente per consentire al pubblico e agli studiosi di conoscere e
approfondire la figura di questo affascinante artista dal respiro internazionale, di origine russa, nato proprio a Verbania.
Con la riapertura del primo piano, il Museo del Paesaggio ha riacquistato la sua completezza presentando al pubblico di nuovo la propria pinacoteca, costituita da pezzi unici e di importanza non solo per il territorio ma anche a livello nazionale grazie alla presenza di eccellenti opere di paesaggisti ottocenteschi.
La collezione è costituita dalle opere di alcuni rappresentanti dei più importanti movimenti artistici italiani come la scapigliatura di Daniele Ranzoni; il romanticismo del pittore di montagna Federico Ashton; il naturalismo lombardo di Achille Tominetti, Eugenio Gignous, Guido Boggiani; il verismo di Arnaldo Ferraguti; il simbolismo di Sophie Browne della Valle di Casanova; quindi il divisionismo di Vittore Grubicy De Dragon, Carlo Fornara, Cesare Maggi e Guido Cinotti. Di grande rilevanza anche il più contenuto nucleo Novecentesco costituito da opere di Mario Tozzi e del grande scultore Arturo Martini. Mantenendo la linea seguita per il piano terra, ovvero il rispetto per la storicità del Palazzo e delle sue caratteristiche, il primo piano si presenta al pubblico con ambienti completamente rinnovati sotto il profilo dell’illuminazione e rinfrescati con colori in linea con le decorazioni dei preziosi cassettoni lignei dei soffitti storici. Un’ala è dedicata alle mostre temporanee e tutte le sale sono state dotate di speciali binari per l’allestimento dei quadri, che da un lato salvaguardano le pareti storiche e dall’altro permettono la più semplice rotazione delle opere. Durante i lavori sono stati recuperati antichi camini e porte storiche, precedentemente occultate da pareti di cartongesso, rimosse in questa fase di restauro con la volontà di ridare al Palazzo il suo antico aspetto di residenza nobiliare, con i suoi pavimenti di parquet e le sue decorazioni.
Nel Novembre 2019 sono iniziati nuovi lavori di ristrutturazione e recupero dell’ala ovest del Palazzo che un tempo ospitava l’appartamento del custode, grazie a fondi Fesr, che nella Primavera 2021 renderanno disponibili nuove sale espositive, nuovi servizi per il pubblico e un ascensore che collegherà le due ali del palazzo consentendo al pubblico di effettuare la visita delle collezioni attraverso un percorso circolare e quindi molto più agevole.

STORIA DEL PALAZZO VIANI DUGNANI – VERBANIA

La storia documentabile del palazzo inizia nella seconda metà del Seicento, ed è legata alla nobile famiglia pallanzese dei Viani: nel 1676 Giovanni Antonio Viani vi abita con undici domestici. L’attuale denominazione risale, però, a più secoli dopo; nel 1785, infatti, la benefattrice Teresa Viani, che ne era proprietaria, si unì inmatrimonio a Giulio Dugnani, discendente da un’antica famiglia milanese. Nel corso dell’Ottocento vi abitò, in affitto, il colonnello Paolo Solaroli, eccentrica figura di avventuriere che pare aver ispirato a Salgari la figuradi Yanez. Poi il Palazzo fu acquistato dall’imprenditore edile pallanzese Tommaso Croppi e più tardi passò a Giuseppe Castelli (a cui è intitolato l’ospedale di Verbania). Ereditato dalla
Congregazione della Carità nel 1875, poi acquistato dal Comune di Pallanza nel 1879. Dal 1914 è sede del Museo del Paesaggio.

DESCRIZIONE DI PALAZZO VIANI DUGNANI

Sobrio palazzo di epoca barocca, caratterizzato da un monumentale portale in granito rosa e da facciate lineari e semplici, decorate da fasce marcapiano e cornici in intonaco liscio rilevato, tipiche dell’epoca. Un tempo il lato di Via Marconi (non a caso percorso da un’elegante balaustra) si affacciava sul giardino, la cui area è oggi occupata dall’ottocentesca Piazza Pedroni. Il cortile interno, di grande bellezza ed effetto pur nella sua semplicità, non a caso è stato utilizzato, negli ultimi anni, per concerti, presentazioni e spettacoli teatrali. Le sale interne – i cui soffitti presentano stucchi, cassettoni e dipinti murali di varie epoche – ospitano le collezioni principali del Museo del Paesaggio: la sezione scultura con la gipsoteca Troubetzkoy e il nucleo di opere di Arturo Martini; la sezione pittura con una sala dedicata ad alcuni affreschi del Quattrocento e ilpercorso principale che si snoda tra Otto e Novecento (da Daniele Ranzoni a Mario Tozzi).

Info
Mostra: “Carrà e Martini. Mito, visione e invenzione. L’opera grafica”
Sede espositiva: Museo del Paesaggio Palazzo Viani Dugnani, Via Ruga 44 – Verbania Pallanza
Periodo di apertura: 13 giugno – 3 ottobre 2021
Inaugurazione: sabato 12 giugno ore 11.30
Orari: da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00, sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00. Lunedi chiuso.
Ingresso Intero 5€, Ridotto 3€ (il biglietto dà diritto alla visita della mostra, della pinacoteca e della gipsoteca Troubetzkoy)
Museo del Paesaggio – Tel +39 0323 557116  segreteria@museodelpaesaggio.it

www.museodelpaesaggio.it 

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