Villa Torretta - 30 aprile 2009
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Villa Torretta – cinque secoli di storia e una nuova cultura dell’ospitalità

Convergenze mette a tavola chef, territori e identità gastronomiche

Al Grand Hotel Villa Torretta, il progetto Convergenze porta in scena l’incontro tra Dario Croci e Roberto Balgisi. Una cena a quattro mani che intreccia la cucina lombarda e quella mediterranea della Riviera ligure, valorizzando ingredienti, tecniche e sensibilità differenti. Sullo sfondo, una dimora cinquecentesca che custodisce vicende nobiliari, memorie industriali e persino un capitolo della storia del cinema italiano.

Ci sono luoghi nei quali la gastronomia trova un significato che supera la dimensione della tavola. È il caso del Grand Hotel Villa Torretta Milan Sesto, Curio Collection by Hilton, a Sesto San Giovanni, dove il patrimonio architettonico di una dimora storica incontra una visione contemporanea dell’ospitalità e della ristorazione. Qui prende forma Convergenze, il progetto ideato per mettere in dialogo chef, territori e differenti interpretazioni della cucina, trasformando una cena in un’occasione di confronto professionale e valorizzazione gastronomica.

Il secondo appuntamento, svoltosi il 10 ottobre 2026 al ristorante Vico della Torretta, ha riunito due protagonisti della cucina italiana: Dario Croci, resident chef della struttura, e Roberto Balgisi, Executive Chef del Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort. Due esperienze professionali, due riferimenti territoriali e due sensibilità che hanno trovato espressione in un percorso gastronomico di cinque portate, costruito attraverso l’alternanza delle rispettive interpretazioni.

 

Una dimora che racconta cinque secoli di storia

Prima ancora della cucina, è la storia della villa a meritare attenzione. Le origini di Villa Torretta risalgono al Cinquecento e il complesso è legato alla figura di Delia Spinola Anguissola, nobildonna che ne fece la propria residenza e un luogo dedicato alla vita di rappresentanza. Nei primi anni del Seicento la dimora venne arricchita da decorazioni, affreschi e ambienti destinati ad accogliere feste, balli, giostre e tornei.

Tra gli elementi più preziosi del complesso figura l’Oratorio di Santa Margherita, ricostruito nel 1607 per volontà della contessa. Un piccolo edificio religioso che conserva testimonianze artistiche di grande interesse, con affreschi riconducibili alla cultura figurativa dell’epoca.

La storia della villa attraversa poi alcune delle più importanti famiglie nobiliari milanesi, tra cui i Serbelloni-Busca e gli Stanga, fino al passaggio, nel 1903, alla Società Ernesto Breda.

È qui che il destino della dimora cambia profondamente. La villa viene utilizzata come edificio rurale e dormitorio per le maestranze della vicina industria. Gli ambienti nobiliari vengono frazionati, i saloni controsoffittati, i portici chiusi e parte degli spazi trasformati in locali di servizio. Durante la guerra il complesso conosce ulteriori trasformazioni: la villa viene utilizzata come caserma e l’oratorio diventa dormitorio per gli sfollati.

Una delle testimonianze più sorprendenti riguarda proprio le pareti della cappella, dove è ancora leggibile una scritta lasciata da chi vi trovava riparo, un invito a non occupare la branda altrui. Una traccia minuta, ma particolarmente significativa, della vita quotidiana di chi attraversò quegli ambienti in anni difficili.

Nel Novecento la Torretta diventa progressivamente un luogo abitato da famiglie e lavoratori, fino all’abbandono e al degrado. Il recupero, avviato nel 1997 e concluso nel 2002, restituisce alla dimora una nuova funzione, conservandone gli elementi architettonici e artistici più importanti.

Anche il cinema ha lasciato una traccia nella sua storia: nel 1961 alcune scene de La Notte di Michelangelo Antonioni, con Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau, furono girate nel cortile della villa.

Convergenze: due chef, due territori, cinque portate

È in questo contesto che il progetto gastronomico acquista una particolare identità. Dopo il primo appuntamento di maggio con Matteo Vergine, chef e fondatore insieme al fratello Riccardo di Grow Restaurant ad Albiate, il format ha proseguito il proprio percorso ospitando Roberto Balgisi.

La cucina di Dario Croci si distingue per equilibrio, eleganza ed essenzialità. Il suo percorso professionale comprende esperienze e collaborazioni con chef come Davide Oldani e Bruno Barbieri, che hanno contribuito alla sua formazione e alla costruzione di un linguaggio gastronomico personale, nel quale tradizione e ricerca convivono.

Roberto Balgisi porta invece una sensibilità profondamente legata alla Riviera ligure e alla cucina mediterranea. La sua interpretazione parte dalla qualità della materia prima, dal rapporto con il mare e dalla stagionalità, privilegiando preparazioni nelle quali tecnica e precisione sono al servizio della riconoscibilità del prodotto.

Il confronto si è tradotto in un menu di cinque portate, nel quale il passaggio tra mare e terra ha costruito un racconto gastronomico che ha messo in relazione la Liguria e la Lombardia.

Ad aprire la cena è stata la capasanta scottata di Roberto Balgisi, accompagnata da crema di mandorla al miso di limoni e koji, crumble mediterraneo e olio al porro bruciato. Una preparazione che combina la delicatezza del mollusco con la componente aromatica della mandorla e la complessità delle fermentazioni, introducendo riferimenti che dialogano tra Mediterraneo e tecniche di matrice orientale.

La proposta successiva, firmata da Dario Croci, ha riportato il percorso verso la terra con una tarte tatin di cardoncelli, cipolla caramellata di Cureggio e raspadura di Grana Lodigiano. Qui il protagonista è il mondo vegetale, interpretato attraverso consistenze e contrasti gustativi, con il contributo della tradizione casearia lombarda. La raspadura, con la sua struttura sottile e la delicata componente lattica, completa il profilo della preparazione.

Il primo piatto ha nuovamente portato la firma di Balgisi: Riso Buono mantecato con scampi, peperone bruciato, stracciatella e basilico. Un incontro tra la cultura risicola e il mare, nel quale la cremosità della mantecatura si confronta con la sapidità degli scampi, la componente vegetale del peperone e la freschezza aromatica del basilico.

La portata successiva ha restituito alla cucina di Croci una dimensione più classica e strutturata: petto d’anatra germanata con foie gras, tartufo nero, patata sfogliata e riduzione al Madera. Una costruzione gastronomica di maggiore intensità, nella quale la ricchezza del foie gras, la profondità aromatica del tartufo e la componente evoluta della riduzione accompagnano la carne in un insieme articolato.

A concludere il percorso, ancora Croci, con una millefoglie caramellata alle nocciole e castagne sablé, chantilly al latte di mandorle. Un dessert che richiama le suggestioni autunnali attraverso la componente tostata della frutta secca, la delicatezza della crema e il contrasto delle consistenze.

Cinque portate, dunque, per un percorso che non cerca una fusione indistinta tra le due cucine, ma valorizza la personalità degli chef attraverso ingredienti, tecniche e riferimenti territoriali riconoscibili.

La cucina come esperienza sensoriale

Osservare un menu significa anche leggerne la costruzione sensoriale. La successione delle portate, la gestione delle intensità, l’alternanza delle consistenze e la persistenza aromatica concorrono a determinare il ritmo della degustazione.

Nel percorso di Convergenze emergono diverse dimensioni percettive: la delicatezza marina della capasanta, la componente vegetale e lattica della tarte tatin, l’equilibrio tra mare e risaia nel risotto, la maggiore struttura del piatto di anatra e, infine, la componente dolce e tostata del dessert.

Anche il vino assume un ruolo essenziale nella lettura di un’esperienza di questo tipo. L’abbinamento richiede una valutazione attenta delle caratteristiche del piatto e del calice: acidità, struttura, sapidità, intensità aromatica, morbidezza e persistenza devono trovare una relazione coerente, capace di accompagnare la degustazione senza alterarne l’equilibrio.

Valeria Albertini e una nuova visione dell’ospitalità

Alla base del progetto c’è la visione di Valeria Albertini, Direttore Generale di GDF Hotel, che ha individuato nella gastronomia una leva importante per rafforzare il posizionamento della struttura come destinazione di interesse culturale e gastronomico.

«Con Convergenze abbiamo voluto dare vita a un format che superasse il concetto tradizionale di cena, trasformando il Vico della Torretta in un luogo di incontro tra chef, idee e territori, dove la cucina diventa linguaggio culturale e strumento di relazione», ha dichiarato Albertini.

Una prospettiva che trova espressione nella scelta di coinvolgere professionisti provenienti da altre realtà italiane, creando occasioni di confronto che valorizzano competenze, esperienze e identità differenti.

Significativo anche il contributo del lavoro di sala e delle brigate, chiamate a coordinare due approcci gastronomici e a costruire un percorso unitario. Come hanno sottolineato gli stessi chef, una cena a quattro mani non deve trasformarsi in una competizione, ma in una collaborazione fondata sulla condivisione e sulla fiducia reciproca.

Il progetto si inserisce inoltre in un percorso più ampio di sviluppo della ristorazione del Vico della Torretta, che comprende anche una proposta di business lunch articolata su differenti fasce di prezzo, pensata per rispondere alle esigenze della clientela professionale che frequenta l’area milanese.

Quando l’ospitalità diventa racconto

La riflessione gastronomica proposta da Convergenze si inserisce in una visione dell’ospitalità contemporanea nella quale la qualità dell’accoglienza si costruisce attraverso la relazione tra ambiente, cucina, professionalità e territorio.

Villa Torretta offre un esempio interessante di come una dimora storica possa rinnovare la propria funzione, mantenendo riconoscibile il patrimonio che la caratterizza e aprendosi a nuove esperienze. La ristorazione diventa uno strumento per raccontare questa identità, mentre l’incontro tra chef permette di ampliare il dialogo con altre realtà e altre culture gastronomiche.

È una prospettiva che attribuisce alla destinazione un valore ulteriore: non soltanto luogo di soggiorno e ristorazione, ma spazio nel quale scoprire competenze, tradizioni produttive e interpretazioni contemporanee del gusto.

Convergenze prosegue in questa direzione, annunciando per il successivo appuntamento la partecipazione dello chef Daniel Canzian, che porterà al Vico della Torretta una nuova voce della cucina italiana.

Un progetto che riconosce nella gastronomia una risorsa per valorizzare i territori e costruire esperienze di ospitalità sempre più articolate. Perché una cucina capace di raccontare le proprie origini, incontrare altre sensibilità e dare valore alla materia prima contribuisce a rendere la tavola un luogo di conoscenza, relazione e scoperta.

È in questa capacità di connettere patrimonio, professionalità e cultura del gusto che Convergenze trova il suo significato più interessante: fare dell’ospitalità un’esperienza che lascia all’ospite qualcosa in più del ricordo di una cena.

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01/11/2026 14:41:21 Annalisa Tozzi Fontana

Annalisa Tozzi Fontana

Laureata in Economia con Master MBA SDA Bocconi e una formazione manageriale in leadership, marketing, comunicazione d’impresa e risk management, ha sviluppato un percorso professionale multidisciplinare che integra cultura economica, visione manageriale, comunicazione strategica e conoscenza approfondita del patrimonio enogastronomico italiano. Critica enogastronomica da oltre 25 anni, Food & Wine Expert, educatrice di analisi sensoriale e giudice in competizioni nazionali e internazionali, ha conseguito i diplomi di Sommelier AIS con Masterclass negli Champagne e nel Metodo Classico, ONAV, ONAF e ONAS, oltre a specializzazioni nell’ambito del cioccolato e del caffè. La sua attività comprende la formazione sensoriale, gli abbinamenti cibo-vino, la narrazione delle identità produttive e la progettazione di esperienze capaci di mettere in relazione qualità e cultura del gusto. Collabora con programmi televisivi con un approccio che si distingue per la capacità di comunicare le eccellenze italiane attraverso una prospettiva integrata: economica e manageriale, gustativa e sensoriale, culturale e territoriale. Una visione che unisce competenza analitica e sensibilità narrativa per raccontare il valore delle imprese, delle produzioni, dei luoghi e delle persone, con attenzione alla loro identità, alla capacità di innovare e alle prospettive di sviluppo sostenibile.

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