LA GREEN ROAD DELL’ACQUA

UNA PISTA CICLOPEDONALE SUL FILO DELL’ACQUA, PER UNIRE LUOGHI, TERRITORI, STORIE, LEGATI ALL’ELEMENTO LIQUIDO

SI PEDALA INFATTI PER LUNGHI TRATTI A POCHI METRI DALL’ACQUA DI FIUMI E LAGHI: IL FIUME ADIGE, LA SARCA, IL LAGO DI GARDA, IL LAGO DI TOBLINO E MOLTE ALTRE PERLE NATURALI DEL TERRITORIO, OLTRE ALLE CITTA’ ED AI BORGHI CON I LORO PATRIMONI ARTISTICI DA SCOPRIRE

Ciclabile Garda Trentino -ph©Gianni Zotta

Ciclabile rotaliana – ph© Ronny Kiauthen

Ciclabile Vallagarina – ph©Marco Simonini

Lago di Caldonazzo – ©Tommaso Prugnola

Toblino – ph©Andreas Herrkern

Torbole – ph©Fabio Staropoli

Questo percorso, premiato nel 2021 come migliore “Green Road” italiana, unisce, in un unico itinerario ad anello, una serie di tratti di eccellenza delle vie ciclopedonali realizzate in circa 30 anni dalla Provincia Autonoma di Trento nei territori del basso Trentino, convertendo ben 113 km di argini fluviali, ferrovie e strade dismesse. Questa via verde inizia al confine con la provincia di Bolzano, in località Cadino di Faedo, nel comune di San Michele all’Adige e, dopo un percorso circolare che tocca 21 comuni, termina nel capoluogo Trento. Un itinerario da fare in più tappe, pedalando con il proprio ritmo e pernottando nel cuore di un borgo, in un agriturismo, in un campeggio.

La Green Road dell’acqua ha una lunghezza di 143 km, di cui 138 km riservati a bici e pedoni e 4 km su strada a bassissimo scorrimento. L’ultimo chilometro, da Sardagna a Trento, si può coprire in funivia, “volando” sopra il fiume Adige.

Partiti da Cadino, il tratto iniziale costeggia subito il fiume Adige, il cui argine è stato convertito in pista ciclopedonale. Dopo pochi km si incontra il Bicigrill Faedo e procedendo verso sud si costeggiano i vigneti del Trento DOC, si attraversano biotopi e siti naturali di interesse comunitario.

Pedalando dolcemente per circa 25 Km tutti in piano si giunge alla nuova porta della città di Trento, il quartiere delle “Albere”, disegnato dall’architetto Renzo Piano e sede del MUSE. Si lascia il capoluogo con l’argine del fiume Adige che traccia il percorso, attraverso i meleti della valle dell’Adige e i vigneti della Vallagarina fino alle porte di Rovereto, la “Città della Pace”, sede del MART. Proseguendo, all’altezza di Mori, la pista ciclabile della Valle dell’Adige continua verso Verona, mentre la “Via dell’Acqua” devia verso ovest, in direzione del Lago di Garda. Costeggia il biotopo del Lago di Loppio sfruttando il tracciato della vecchia ferrovia asburgica da Mori a Nago e a Passo San Giovanni si scollina verso la conca gardesana per raggiungere Nago e Torbole sul Garda pedalando tra olivi secolari. Il tracciato ora punta verso nord, in direzione di Arco, costeggiando il fiume Sarca e poi oltre, verso la Valle dei Laghi. Qui la ciclopista si snoda in un ambiente di rara bellezza, dove è ancora l’acqua a dominare il paesaggio.

Quando la ciclabile sfiora la “Riserva Naturale delle Marocche”, la sensazione è di essere in un paesaggio lunare, tra sassi ciclopici, risultato delle antiche e gigantesche frane all’epoca delle glaciazioni quaternarie. Alcuni chilometri e si raggiunge l’abitato di Sarche, ove inizia il “Parco Fluviale della Sarca”. Davvero da non perdere, con una breve deviazione, la pedalata sopra le forre del Limarò, sul tracciato dell’antico collegamento stradale realizzato tra il 1840 e il 1842 con spettacolari vedute su questo canyon. Continuando verso Trento si apprezza la bellezza di una natura ancora mediterranea, tra i lecci e gli ulivi più a settentrione in Europa, seppur circondati dalle montagne, mentre si costeggiano i laghi di Toblino, con il suo iconico castello, Santa Massenza e Terlago. Nell’ultimo tratto della Via dell’Acqua, da Terlago si sale sul Monte Bondone poco oltre l’abitato di Sopramonte, per poi scendere fino a Sardagna raggiungendo il punto panoramico sulla città di Trento. Da qui si rientra in città con la funivia, o percorrendo un’ultima discesa tra antichi boschi di castagni, fino al rione di Piedicastello, ai piedi del Doss Trento in riva all’Adige.

Bici e treno – ph©Ronny Kiaulhen

LA CICLABILE DEL BRENTA: BIKE&TRAIN

Nel Trentino orientale la Valsugana, percorsa dalla Brenta, che nasce dai laghi di Caldonazzo e Levico e raggiunge la pianura veneta per poi sfociare a sud della Laguna di Venezia, fin dai tempi più antichi è stata un’importante via di comunicazione. Lo documentano i “miliari” della via Claudia Augusta Altinate ritrovati nella zona, percorsa dalle legioni prima e poi dai commercianti diretti oltre le Alpi. E poi dai pellegrini in viaggio verso Gerusalemme, dagli ambulanti del Tesino diretti nelle capitali d’Europa con in spalla la loro “cassela” colma di stampe e di sogni. Oggi le tracce di questi passaggi attraverso i secoli, degli scambi e delle contaminazioni che hanno lasciato sul territorio importanti testimonianze storico-artistiche, accanto a numerose perle ambientali, si possono scoprire percorrendo la pista ciclopedonale che dal Lago di Caldonazzo raggiunge Bassano del Grappa. 64 chilometri tra la località di San Cristoforo sulle rive del lago fino a Pianello Vallòn, al confine con la provincia di Vicenza, poi alcuni tratti di viabilità secondaria e altri protetti fino a Bassano del Grappa (Vi), che portano a 80 i chilometri totali. Lasciato San Cristoforo, si pedala lungo la sponda del lago di Caldonazzo fino a Calceranica poi la pista si inoltra tra i meleti e le coltivazioni e raggiunge l’argine della Brenta in vista di Levico Terme.

Le spiagge di entrambi i laghi (molte insignite della Bandiera Blu d’Europa) si raggiungono con brevi deviazioni dal percorso. Il Parco delle terme di Levico, ricco di piante secolari e specie esotiche, è invece inserito nell’elenco dei Grandi Giardini Italiani. Sempre con brevi digressioni si possono varcare le porte dei numerosi castelli eretti per il controllo su questa importante via di comunicazione tra la pianura e la regione alpina: Castel Pergine, la Corte Trapp a Caldonazzo, Castel Telvana a Borgo Valsugana, Castel Ivano, ora collegato con una bretella alla Stazione di Grigno. All’altezza di Levico, in località Màines, s’incontra il primo dei quattro bicigrill sul percorso. Il successivo è a Novaledo, un altro a Castelnuovo subito dopo Borgo Valsugana, l’ultimo all’altezza di Tezze, vicino al confine provinciale.

A Borgo Valsugana si attraversa il centro storico dove le case si affacciano direttamente sulla Brenta. Sotto Castelnuovo si pedala ancora accanto al fiume e, poco prima del confine provinciale, ci si addentra in un vasto e più selvaggio ambiente fluviale. A ricordarci le vicende storiche più recenti in questo territorio di confine è invece il “Trincerone di Grigno” (la pista ci passa proprio accanto), quasi una specie di Linea Maginot, costruita dai militari italiani dopo lo scoppio del Primo conflitto. Superato il bicigrill di Tezze si continua poi verso la località Martincelli, per terminare nella frazione di Pianello-Vallòn, oggi confine della Provincia e ieri dell’Impero Austroungarico: qui è ancora visibile l’antico cippo di confine in pietra. Per il ritorno, l’alternativa alla ciclopista è il treno fra Bassano e Trento. I treni circolanti sulla tratta Trento – Borgo Valsugana – Bassano del Grappa e viceversa forniscono un servizio di trasporto biciclette, fino a un massimo di 6. È consigliata la prenotazione del posto per le bici entro le ore 16:00 del giorno precedente telefonando allo 0461 82100; senza, il trasporto non viene garantito. Questo servizio viene potenziato, fino a 32 bici, nei mesi di luglio e agosto.


25/03/2022  14:30:45
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