TREES AND LEAVES ALLA GALLERIA DEL CEMBALO

A ROMA NELLA GALLERIA DEL CEMBALO DELLO STUPENDO PALAZZO BORGHESE

FINO AL 29 GENNAIO È VISITABILE LA MOSTRA TREES AND LEAVES DEDICATA ALLA NATURA E IN PARTICOLARE AL MONDO DEGLI ALBERI ED IMPONE UNA RIFLESSIONE SUL CRESCENTE BISOGNO DI IMMERSIONE NEL VERDE IN UN MONDO CHE QUOTIDIANAMENTE CI CHIAMA A RIVEDERE IL NOSTRO RAPPORTO CON L’AMBIENTE

Palazzo Borghese il Cembalo

La mostra presenta opere di una dozzina di  autori, sia italiani che stranieri, che declinano l’argomento ciascuno secondo la propria sensibilità e il proprio vissuto. La mostra si sviluppa in quattro sale ed è interessante notare come la visione di ogni autore sia diversa. Si viene accolti dai paesaggi nordici di Michael Kenna, Canada (in collaborazione con la Galleria dell’Incisione, Brescia) e di Pentti Sammallahti, Finlandia, nei quali silhouettes stilizzate di alberi incorniciano spazi incontaminati. I ritratti di sei magnifici bonsai giapponesi e una visione panoramica della piana di Mosul sono il contributo di Paolo Pellegrin, accanto al polittico Ghenos di Antonio Biasiucci, in cui i ceppi sezionati risultanti dal taglio del bosco ricordano i graffiti preistorici come quelli delle grotte di Lascaux. Le fotografie panoramiche di John Demos, editore greco e fotografo per passione, attraggono con richiami ai giardini giapponesi; a fianco, alcune polaroid di Paolo Gioli con immagini di foglie, e non poteva mancare il celebre Herbarium di Joan Fontcuberta, un mosaico di piante immaginarie, omaggio ironico a Blossfeldt. Nella sala dell’Udienza Charles Fréger ci sorprende con due figure tratte dal fantastico mondo di Wildermann, con maschere legate al culto arcaico della Natura caratteristiche del nord della Spagna, mentre di Alessandro Imbriaco è esposta una fotografia dal progetto Il Giardino e una serie di piccole immagini da una nuova serie Stickerei, che riproducono delicati ricami sulla corteccia degli alberi, un lavoro di pazienza, minuto, come un percorso di meditazione solitaria. Ancora un invito alla meditazione viene dai primi piani di tronchi d’albero che sembrano suggerire figure antropomorfe nelle fotografie di Karmen Corak. Infine, Nicolò Cecchella presenta due opere inedite, frutto della sua ricerca sull’interazione tra gli alberi e la luce, realizzate in notturno con l’aiuto di materiale fluorescente, nelle quali il bosco è come una partitura musicale scandita da segmenti luminosi.

Gli artisti sono Antonio Biasiucci di Dragoni (Caserta); Nicolò Cecchella che vive tra Reggio Emilia e Roma; Karmen Korak (Slovenia; Joan Fontenbert di Barcellona; John Demos (Tessalonica, Grecia);  Charles Frèger (Bourges in Francia); Paolo Gioli di Sarzano di Rovigo; Alessandro Imbriaco di Salerno;  Michael Kenna Londra);  Charles March  di Widnes  nel Lancashire in Inghilterra; Londra); Paolo Pellegrin nativo di Roma ma che vive a Londra; Pentti Sammalahti di Helsinki.

Orari mostra: dal mercoledì al venerdì dalle 15,30 alle 19: il sabato dalle 11 alle 19 oppure su appuntamento. Ingresso libero. Prima di vedere la mostra o subirto dopo averla vista data un’occhiata a palazzo Borgese (di proprietà privata non è visitabile e dovete accontentarvi di darvi un’occhiata dall’esterno). La facciata meridionale, un’austera composizione architettonica a sette campate con un grande portone al centro e un fregio altissimo, risale agli anni intorno al 1560 nei disegni di Martino Longhi il Vecchio ispirati dal Vignola.
Committenza di Monsignor del Giglio, di cui sono visibili le insegne nel cortile, l’opera è ancora incompleta quando gli subentra il Cardinale Pedro Deza nel 1586. Risale agli anni 20 del Novecento l’inaugurazione della nuova sede del Circolo della Caccia nei saloni del primo piano e l’affidamento dell’ala di Ripetta all’Ambasciata di Spagna. Il Palazzo ritrova il suo splendore nella seconda metà del secolo scorso, con una serie di restauri della struttura e delle decorazioni interne. Nel 1960 si stabilizzano le murature nell’angolo su piazza Borghese, nel 1987 si restaura il grandioso cornicione per tutta la sua lunghezza, nel 1997 si rinnovano le superfici dell’intero cortile e del ninfeo, portando a nudo gli antichi stucchi e restaurandone le fontane (premio Sotheby’s per il miglior restauro).

Nell’ala di Palazzo Borghese che si allunga verso il Tevere e che dà all’edificio l’originale forma di cembalo, al piano terreno si trova una galleria formata da cinque sale comunicanti, dalle volte affrescate, con affaccio sul ninfeo. Dall’ingresso del palazzo su Largo della Fontanella di Borghese, la vista delle magnifiche fontane del Rainaldi sullo sfondo e la prospettiva delle siepi invitano a scoprire la quiete del giardino e conducono all’ingresso della galleria.
Attraverso una scalinata si accede alle ampie sale, che con i soffitti molto alti e le ricche cornici dorate a inquadrare le parti dipinte, rimandano all’epoca del Grand Tour, nella quale gli stessi ambienti ospitarono visitatori provenienti da tutta Europa.

26/12/2021  16:21:56
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