Vedere la musica - Natoconlavaligia

Ultimo aggiornamento 17/04/2021
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Vedere la musica - L'arte dal simbolismo alle avanguardie.

Mostra in programma a Palazzo Roverella  da aprile 2021, non appena le disposizioni in vigore in materia di  contenimento del Covid-19 lo consentiranno.




Il  tema dei rapporti tra la musica e le arti visive nell’età contemporanea  ha conosciuto negli ultimi decenni una rinnovata fortuna critica, ma  non è stato oggetto, in Italia, di mostre importanti che fossero in  grado di presentare l’argomento in maniera organica. È giunto perciò il  momento di dedicare un’esposizione di vasto respiro alle molteplici  relazioni tra le due sfere espressive, dalla stagione simbolista fino  agli anni Trenta del Novecento. A colmare questa lacuna è la Fondazione  Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il Comune di Rovigo e  l’Accademia dei Concordi, con una grande mostra affidata alla curatela  di Paolo Bolpagni,  in programma a Palazzo Roverella da aprile - la data è da definire a  causa delle disposizioni in vigore in materia di contenimento del  Covid-19 -, fino al 4 luglio.

Bolpagni  ricorda come, “alla fine del XIX secolo, si assista all’affermarsi in  tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle  teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come  Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta,  l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche. A  partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann  Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi  contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente  in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo  troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere  l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nelle opere di Vasilij  Kandinskij, Paul Klee, Frantisek Kupka, Félix Del Marle e molti altri”.

Del  resto, se è vero che il wagnerismo non esaurisce l’argomento per quanto  riguarda l’età simbolista (si pensi alla fortuna iconografica di  Beethoven, o all’ascendente del melodramma italiano), così, nel periodo  delle avanguardie storiche, esistono diverse modalità secondo le quali  la componente musicale fu assunta nelle arti visive o le influenzò.

Nel  Cubismo e nel successivo Purismo emerge l’orientamento dei pittori – da  Pablo Picasso al giovane Le Corbusier – a prediligere come temi di  partenza delle loro opere violini e chitarre, forse perché introducono  nel quadro le dimensioni della vibrazione acustica e dello scorrere del  tempo.
Nella  Vienna d’inizio Novecento Gustav Klimt, Oskar Kokoschka e Koloman Moser  trovano nella musica un riferimento importante. E l’elemento sonoro ha  un grande peso nel Futurismo italiano: Luigi Russolo, oltre che artista  visivo, fu compositore. Ideò brani suonati da macchine costruite per  produrre rombi, ronzii, crepitii, scoppi: gli “intonarumori”. Lo stesso  Umberto Boccioni, al termine della propria vita, fu in stretto rapporto  con il celebre pianista Ferruccio Busoni.

È  con Vasilij Kandinskij e con Paul Klee, però, che la musica diventa  davvero centrale, facendosi paradigma di una pittura che vuole liberarsi  definitivamente dal concetto di rappresentazione. Negli anni del  Bauhaus, peraltro, entrambi, allora colleghi di insegnamento,  sperimentarono la traduzione grafica di ritmi e melodie, e Kandinskij  lavorò come scenografo per l’allestimento dei “Quadri di un’esposizione”  del compositore Modest Musorgskij.

Anche  nel linguaggio astrattista del Neoplasticismo olandese di Theo van  Doesburg troviamo una presenza importante di rimandi al mondo della  musica. Che non mancano neppure nelle esperienze artistiche figurative  che si affiancano e oppongono alle avanguardie, specialmente in Italia,  dove operano Armando Spadini, Piero Marussig, Felice Casorati, Alberto  Savinio e altri.

A  emergere con forza, nella mostra “Vedere la musica. L’arte dal  Simbolismo alle avanguardie”, è una lunga storia di relazioni, intrecci e  corrispondenze. Evidenziando le infinite, originali sfaccettature delle  interazioni tra l’elemento musicale e la pittura, la scultura e la  grafica. Proponendo esempi emblematici, creando così una  mostra-spettacolo di assoluto fascino.

Palazzo Roverella a Rovigo
La data è da definire a causa delle disposizioni in vigore in materia di contenimento del Covid-19 -, fino al 4 luglio.

02/04/2021
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