Art City Bologna - White Night, Grand Hotel Majestic - Natoconlavaligia.info

Ultimo aggiornamento 22/02/2020
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Art City al Grand Hotel Majestic di Bologna.
Il Grand Hotel Majestic già Baglioni, in occasione di Arte Fiera Bologna 2020, ospita il progetto: A colorful act of self-promotion; opere ed installazioni site-specific di Daniele Sigalot, a cura di Eli Sassoli de’ Bianchi ed Olivia Spatola.

 

Gli spazi dell’hotel, tempio di eleganza classica, si attivano di rinnovata energia, tramite il gesto d’artista, ironico ed apparentemente ludico, di Sigalot, che ne risveglia l’anima più contemporanea.
Un  racconto di idee che si fanno opera attraverso un gioco di apparenze  per il quale ogni cosa appare diversa da ciò che, ad un primo sguardo,  potrebbe sembrare; Il grande aeroplano, posto all’ingresso, resta  ancorato a terra dalla sua anima in acciaio che, pure, riveste di una  corazza scintillante la sequenza di post-it dalle scritte ironiche,  rendendoli imperituri. Implicito il desiderio di leggerezza, di spiccare  il volo, esplicita la forza che, nella realtà del vivere, ci trattiene  al suolo.
Nulla è ciò che sembra: la carta è metallo, le battute divertenti scritte sui post it sono in realtà riflessioni, ed una sottile critica, delle dinamiche interne al “sistema arte”: “I wish I were a more sophisticated piece of art”, “Anyone can do this”, Nothing meaningful here”, If you read this in a museum cheers on me”, “When I bought this artwork I clearly had too much champagne”. Una sorta di metalinguaggio per il quale il pensiero diventa l’essenza primaria dell’opera.
 
Ciò  che conta, per Sigalot, è l’idea che soggiace alla forma; un’idea che  si palesa rincorrendone altrettante che giacciono silenti e che l’opera  porta in luce, svelando le fondamenta del processo creativo d’artista; I  grandi totem di cattive idee accartocciate ed impilate l’una sull’altra, sulle quali a volte torreggia una buona idea ben ripiegata, assurgono quindi ad istantanee del processo creativo, e si fanno testimoni di una sorta di redenzione delle idee, alle quali Sigalot, per il tramite dell’opera, regala una seconda chance. Dopotutto cosa rende un’idea migliore di un’altra? Una cattiva idea non può forse farsi buona in  altre circostanze? Chi siamo noi per giudicarne in eterno il valore? In  assenza di una formula matematica che ci consenta di decodificare la questione, l’artista esplora lo spazio intermedio ove giacciono le idee  silenti e le trasforma in Totem verticali condensandone la memoria; una  raccolta che potrebbe continuare all’infinito, così come senza fine è  il pensiero dell’uomo, ed il tempo che scorre. E proprio il tempo è il  protagonista dell’installazione luminosa intitolata Enough. Un  countdown di 31556908800 secondi che inizierà a contare, senza mai  smettere, anche da spento, appena l’artista lo attiverà. Il grande  cronometro, con i numeri dalla luce rossa, ci induce verso una  riflessione, quasi un atto di fede, nell’arte e nella sua capacità  immaginifiche.
 
E ancora, l’inganno tra ciò che appare e ciò che soggiace alle apparenze, si manifesta nuovamente nella installazione site -specific  di migliaia di capsule colorate, dalla parvenza di cristalli, che va ad  occupare l’intero perimetro del giardino d’inverno; visione  psichedelica, mosaico post-moderno e spettacolare creato con l’oggetto  più semplice e meno spettacolare del mondo: una capsula. Sigalot:  ”...anche qui il contrasto la farà da padrone, il desiderio di creare il  bello col brutto, di ingannare chi guarda, di far ridere togliendo la  maschera al serioso ruolo dell’artista, ma anche quello del curatore, o  del collezionista stesso. Un lavoro alchemico di trasformazione, dove  stupire e ingannare la mente sono le uniche regole di questo gioco che  vive di equivoci, sia semantici che semiotici”.
 
Daniele  Sigalot elabora un percorso fatto di idee che si fanno opera e al tempo  stesso di opere che ritornano ad essere idee, creando una sorta di  metalinguaggio per la presa di consapevolezza che nulla è ciò che  sembra, e per il desiderio di allargare lo sguardo a cogliere anche ciò  che l’occhio non vede ma che pure esiste.
 
L’artista è allora inteso come strumento, come colui che media; il tramite per il quale il “mondo delle idee” si fa “mondo delle cose”.  L’ironia sta in questo sguardo, fintamente ludico e giocoso che in  realtà coglie le dinamiche implicite all’esistenza e le racconta  attraverso il suo gesto d’artista. Ecco allora la “Lettera al futuro”, e la “Lettera al destino”,  giocate sul doppio binario: l’uso della parola per attivare riflessioni  sul piano concettuale e l’impatto visivo creato attraverso il ripetersi  dei contrasti. L’eterno quesito: che cos’è la realtà? se è relativa  ad ognuno di noi, secondo un sillogismo perfetto, la realtà siamo noi,  dunque le cose esistono così come noi le vediamo.
 
Sigalot ci invita alla leggerezza, a lasciare scorrere lo sguardo libero, ad attivare, attraverso il linguaggio dell’ironia, paesaggi paralleli,  per aprire la nostra visione ad abbracciarne molteplici, tutte  ugualmente possibili e ipoteticamente esistenti, e tutte ugualmente  valide.
 
Ed è nell’attimo in cui ci soffermiamo ad ascoltarle che esse, magicamente, prendono vita.
 
Ed è in quell’attimo che il mondo, così come noi lo vediamo, ci appare un arcobaleno di mille colori.

Info
Artista: Daniele Sigalot
Titolo: A colorful act of self promotion
Dal 22 gennaio al 3 febbraio 2020
Inaugurazione: 22 gennaio 2020 ore 18.30 su invito
Luogo: Gran Hotel Majestic già Baglioni
Indirizzo: via dell’Indipendenza, 8 – Bologna
Ingresso libero
Orari di visibilità delle installazioni nel foyer del primo piano dal 23 al 25 gennaio: ore 17.00 -19.00

Info
Grand Hotel Majestic - Già Baglioni
Via dell'Indipendenza, 8
40121 Bologna, Italia
tel: +39 051 225445
fax: +39 051 234840
www.duetorrihotels.com
Coordinate GPS: Lat. 44.495874 - Long. 11.342707


08/01/2020
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