ARTE E COLLEZIONISMO A ROMA – PALAZZO BARBERINO
Fondantico di Tiziana Sassoli “Arte e Collezionismo a Roma” a Palazzo Barberini – 18 – 23 settembre 2025.
Dal 18 al 23 settembre 2025 la galleria Fondantico di Tiziana Sassoli esporrà alla seconda edizione di “Arte e Collezionismo a Roma” dipinti di notevole interesse storico e artistico realizzati da maestri, soprattutto bolognesi e emiliani, attivi tra l’inizio del XVII secolo e lo scadere del successivo.

Di uno degli pittori italiani più amati dal pubblico internazionale, Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, si presenta una smagliante tavoletta con La fuga in Egitto, primizia giovanile, databile al 1615 o poco dopo, nella quale il paesaggio ricopre un’importanza primaria, vista l’ampiezza della veduta che si apre alle spalle delle figure. Altrettanto brillante è il rame di Francesco Cavazzoni, noto soprattutto come storiografo, al quale la critica assegna una serie di quadretti derivati da incisioni cinquecentesche, in questo caso l’Incoronazione della Vergine di Albrecht Dürer. Opera di assoluto rilievo per la storia della pittura e del collezionismo della Roma dell’inizio del Seicento è il dipinto di Sisto Badalocchi raffigurante Alessandro e Taxiles, che faceva parte di una serie di undici ovali con Storie di Alessandro Magno commissionati dal cardinale Alessandro Peretti Montalto ad alcuni dei più importanti pittori attivi in quegli anni nell’Urbe. Eseguite tra il 1614 e il 1616, le opere si trovavano nella Sala Grande al pianterreno del suo palazzo di Termini (o alle Terme) sull’Esquilino, distrutto nel 1883 per far posto alla stazione ferroviaria di Roma-Termini. Di mano di Giovanni Lanfranco, che, come Badalocchi, lavorò con Annibale Carracci a Roma e partecipò alla commissione Peretti Montalto (i suoi due ovali si conservano nella Fondazione Cassa di Risparmio “Pietro Manodori” di Reggio Emilia), è la grande tela con Venere dormiente con Cupido e un amorino (c. 1618-20), opera, caratterizzata da una sensualità assai esplicita, esposta alla recente mostra Guercino. L’era Ludovisi a Roma tenutasi alle Scuderie del Quirinale.

Olio su tavola, cm 114 x 152 (ovale)
Provenienza: eseguito nel 1615-1616 per il palazzo di Termini del cardinale Alessandro Peretti Montalto a Roma; principe Michele Peretti, suo fratello, dal 1623; Francesco Peretti, suo figlio, dal 1631; Paolo Savelli, suo nipote, dal 1655; principe Giulio Savelli, suo fratello, dal 1685; marchesi Negroni, Genova; Isabella Doria, Genova, 1780; collezione privata; vendita Rubinacci, Genova, 18 dicembre 2007, n. 724.
Bibliografia: D. Benati, Sisto Badalocchi e i “giovani” di Annibale Carracci, catalogo della mostra, Bologna, Fondantico, 2008; A. Crispo, Un’aggiunta al ciclo di Alessandro Magno per il cardinal Montalto. L’Alessandro e Taxiles di Sisto Badalocchio, in “Parma per l’ar¬te”, N.S. 14, 2007/2008 (2008), pp. 19-21; B. Granata, Un nuovo dipin¬to delle “Storie di Alessandro Magno” del cardinal Montalto, in “Paragone. Arte”, 59, 2008, Ser. 3, 79, pp. 59-71; M. Culatti, Villa Montalto Negroni. Fortuna iconografica di un luogo per¬duto di Roma, Venezia, 2009, p. 43; B. Granata, Le passioni virtuose. Collezionismo e committenze artistiche a Roma del cardinale Alessandro Peretti Montalto (1571-1623), Roma, 2012, pp. 114-115; B. Granata, Note sui pittori bolognesi nella collezione del car¬dinale Alessandro Peretti Montalto, in Roma al tempo di Caravaggio 1600- 1630. Saggi, a cura di R. Vodret, cata¬logo della mostra (Roma), Milano, 2012, pp. 273-283, pp. 276-277, fig. 10; E. Schleier, Due segnalazioni per Sisto Badalocchio, in “Arte cristiana”, 102, 2014, 881, p. 105.
Capolavoro da stanza di Domenico Maria Canuti, che si distinse nel campo della grande decorazione di gusto barocco tra Bologna e Roma (dove fu eletto accademico di San Luca ed eseguì i grandiosi affreschi in palazzo Altieri e nella chiesa dei Santi Domenico e Sisto), è la scenografica Flagellazione di Cristo (c. 1665), nella quale Carlo Volpe colse un “vivissimo spunto rubensiano”.

Olio su tela, 116 x 137 Bibliografia: C. Volpe, Antologia di artisti, in “Paragone”, 115, 1959, p. 57, tav. 38; S. Stagni, Domenico Maria Canuti, catalogo generale, 1988, p. 55 n. 17, p. 155 n. 21.
Transitando nel secolo successivo s’incontrano due opere di un protagonista assoluto della cultura pittorica del secondo Settecento italiano, Gaetano Gandolfi: il teatrale dipinto (c. 1790) raffigurante il mito di Semele, che, gravida di Giove, cade nel tranello di Giunone e chiede all’amante di mostrarsi in tutto il suo fulgore, rimanendone però incenerita; e la fresca tela, più o meno coeva, con gli Argonauti, già esposta alla celebre Mostra del Settecento bolognese del 1935.
Oltre gli Old masters saranno presenti, grazie alla ricerca di Edoardo Battistini, anche seducenti opere della seconda metà dell’Ottocento: del ferrarese Giovanni Boldini è un piccolo olio su cartone nel quale ritrasse, con ogni probabilità, la madre Benvenuta Caleffi, lavoro giovanile (c. 1866-68) eseguito prima del trasferimento a Parigi; del napoletano Giovanni Ponticelli, che si distinse anche come autore di sipari per importanti teatri italiani, un grande dipinto, datato 1871, raffigurante un gruppo di giovani donne in abiti da festa campestre che danzano durante una festa in villa; e della rara pittrice milanese, formatasi all’Accademia di Brera, Sofia Grancini, la tela con Odalisca che fuma, nella quale interpreta un soggetto caro ai pittori orientalisti nell’ultimo decennio del XIX secolo.
21/08/2025 17:48:55 Nota stampa “Artemide PR”
